Ha origini antichissime l’artigianato delle terre di Fasano, che rappresentava e in parte rappresenta un asse portante della locale economia. Una attività che resta carica di valori legati alla tradizione.Un tempo erano centinaia e la categoria era rappresentata da liberi professionisti o lavoratori organizzati. Gli artigiani locali amavano chiamarsi “artieri” dice Nino Ruppi nella sua opera “Mio paese”, con nobiltà più vicina per assonanza alla parola arte come attività dello spirito. Possedevano, questi uomini, doti ormai rare che andavano dalla intuitiva perspicacia al gusto fine dell’arte, passando dalla cultura tecnica alla vera passione. Erano innanzitutto falegnami-ebanisti, veri artisti del legno, le cui sicure competenze venivano dall’esperienza di anni e anni di duro lavoro, iniziato da ragazzi in bottega. Nei tempi andati un particolare artigiano era il funaio, che confezionava fiscoli per vecchi frantoi e diaframmi per i nuovi.Vi erano poi persone locale capaci di realizzare calessi, barroccio o eleganti carrozze da passeggio anche scoperte, “bagnacavallo” e carri. Intorno a loro ruotavano altre figure artigianali: tappezzieri, fabbri, pittori, sellai. Non si possono dimenticare, poi, i mastellai, autentici maestri del tino e della botte, e i calderai, che, con maestria, lavoravano il rame rosso creando caldaie, secchi per attingere acqua dalle cisterne, pentole, padelle, scaldaletti. Oggi Fasano vanta eccellenti “maestri d’ascia”, che lavorano il legno con sapiente bravura. Preziosa e viva è la lavorazione del ferro battuto, che produce letti e cancellate, candelieri e alari di austera bellezza, forgiati rigorosamente a mano. Gli artieri di oggi del ferro reinventano in forme nuove gli stilemi della tradizione. Sempre meno soni i vasai che modellavano l’argilla, impastata abilmente con la sola acqua, facendo girare col piede una ruota a congegno primitivo. Con questo sistema antico, essi plasmavano vasi, lucerne, salvadanai, tegami, scaldini, anfore, brocche. Ancora significativa è l’attività dei cestai, nelle cui agili mani i polloni di ulivi o di mandorli diventano contenitori ecologici di variegate dimensioni. Ieri come oggi i panieri (panarèdde), i canestri (canìstre), i cesti (cìste), le ceste (còffe) servivano al contadino o al fruttivendolo per contenere o trasportare frutta e verdure o alle famiglie per usi diversi. A proposito di artigianato autentico da citare sono i tanti maestri casari e panettieri locali che portano sulle tavole prodotti da forni e latticini di eccellente qualità.
